martedì 28 ottobre 2008

La gestione dei rifiuti

Il ruolo centrale delle politiche ambientali è il corretto smaltimento dei rifiuti in una società dove lo scarto prodotto dalle città è in costante aumento. Si tratta di un progressivo aumento che sommato ad una crescente pressione esercitata sulle risorse ambientali, rappresenta la sfida odierna della società contemporanea. La produzione di RSU, rifiuti solidi urbani, ma anche quella di rifiuti industriali si è quintuplicata nell’ultimo decennio. La produzione di rifiuti è un processo inarrestabile, quindi il primo imperativo è quello di ridurre i rifiuti al minimo. Occorre tentare di ridurre al minimo i rifiuti di quelle sostanze che per la bioaccumulazione, cioè la loro persistenza nell’ambiente sotto forma di scarti, e la tossicità degli stessi sono dannose per la salute umana e per l’ambiente. Un altro obiettivo da raggiungere e da difendere rappresenta il riciclo e il riutilizzo del materiale di scarto, giungendo infine a ridurre la massa totale del materiale buttato via.

Il trattamento dei rifiuti è un processo consistente di varie tecniche, volte a ad assicurare che i rifiuti abbiano il minor impatto ambientale, qualunque sia la lloro destinazione. Le pratiche di trattamento di questo scomodo materiale si differenziano tra Paesi sviluppati e Paesi in via di sviluppo; inoltre nelle città e nelle campagne nazionali, varia a seconda che i produttori siano cittadini residenti, o produttori industriali o commerciali. Nelle aree urbane delle nostre città il trattamento dei rifiuti è di competenza delle autorità di governo locale, mentre per le utenze commerciali la responsabilità è riservata a chi produce il rifiuto stesso.

La tecnologia meno attraente e voluta dalla popolazione dei centri urbani e suburbani è quella del conferimento in discarica; se pur attrezzate queste discariche non eliminano il problema; il fine ultimo è infatti lo stoccaggio, la conservazione del materiale nocivo, che se pur regolata dalla tecnologia, rappresenta la spina nel fianco del problema rifiuti. La discarica è progettata tanta più sicura quanto più è alto il livello di tossicità ambientale del rifiuto stesso, ma esiste ed è sentita una opposizione pubblica al collocamento di nuove discariche, per timore di contaminazione dell’aria e delle falde acquifere del sottosuolo.

La raccolta differenziata offre una valida alternativa alle discariche; innanzitutto il materiale raccolto tramite appositi contenitori, viene diviso: da una parte la cosiddetta frazione organica, quale rifiuti di mercati alimentari e di abitazione, oltre alle potature di parchi e giardini pubblici e privati. Dall’altra la cosiddetta frazione secca, costituita da carta e cartone, da plastica e altri materiali solidi. La frazione organica viene avviata verso impianti di compostaggio dei rifiuti, che tolti gli scarti daranno compost di qualità, cioè concime organico ad alto rendimento, che viene usato in agricoltura. La frazione secca, tolti gli scarti, viene inviata a consorzi di riciclaggio, cioè ad una rete ecoproduttiva. Quindi le due direzioni sono: riciclaggio, per le frazioni secche e compostaggio per le frazioni umide.

 

 

 

 

La raccolta differenziata è una strategia organizzativa e tecnologica che attraverso il riciclaggio si propone di riutilizzare come materie prime i materiali di scarto altrimenti destinati allo smaltimento in discarica o all’incenerimento.

In Italia si dice che anche se la raccolta differenziata sta progressivamente aumentando i propri valori, ancora è inferiore alle potenzialità reali: Apparati posti a regime ottimale hanno dimostrato, in Paesi del Nord europa, che la raccolta differenziata può essere un affare remunerativo quando raggiunge la cifra del 50%: nel panorama nazionale siamo intorno a valori di poco superiori al 30%.

I materiali che conferiti e raccolti intelligentemente possono essere riciclati sono molti: metallo, carta, vetro e plastica, purchè monomateriali e cioò costituiti da un solo aggregato chimico; non quindi i cartoni di latte e vino o acqua, dannosi poliaccoppiati di difficile smaltimento: si chiamano così perché ci sono strati sovrapposti di diverso materiale a formare le pareti del contenitore, e contengono nylon, carta e foglio di alluminio a così compressi da non poter più essere scissi.

 

 

Ricicla il tuo cellulare

’ultima novità per quanto riguarda il riuso delle risorse. Era stata la raccolta differenziata di apparecchi elettrici ed elettronici, lanciata questo 2007. Ora c’è di più. Si è pensato di raccogliere, per un eventuale riciclo, i telefonini usati e i loro caricabatteria: in Europa questa raccolta dà ancora pochi frutti, ma il nostro plausa va al Comune di Luvinate, presso Varese, che ha intrapreso questa campagna di riciclaggio, basandosi sul fatto che i telefonini vengono cambiati spesso dai proprietari; per alcuni utenti ancora legati ai gsm dual band, ci sono molti patiti del nuovo: per avere l’ultimo modello di telefonino, sono pronti a cambiare apparecchio con la stessa facilità con cui cambiano un capo di abbigliamento. E’ stato calcolato che circa il 60% della popolazione europea è pronta a cambiare il cellulare dopo il solo primo anno di vita dello stesso. Questo porta a colossali vendite, si calcolano oltre cento milioni di apparecchi venduti ogni anno. Nessuno ha mai censito dove questi apparecchi, una volta ritenuti obseleti dai proprietari o in caso di guasto spesso non riparabile, possano andare a finire. Probabilmente nei rifiuti comuni, i Rifiuti Solidi Urbani. Questo comportamento va rivisto: i cellulari abbandonati nell’ambiente inquinano. Innanzitutto per le lora batterie chimiche al cadmio e al cromo, poi per i componenti elettronici, le cui schede su cui sono installati sono pericolose per l’ambiente, in quanto contengono componenti tossici. Solo 2,5 milioni di telefonini su un parco di cento milioni vengono riciclati dopo l’uso: occorre agire in controtendenza.

 

Per ora nel Comune di Luvinate la sperimentazione della raccolta differenziata ha dato i primi frutti: l’iniziativa infatti ha riscosso apprezzamento da parte della cittadinanza e dei media, e un risalto positivo è stato dato all’intera operazione. Si calcola che ci sarà anche un riscontro economico: il ricavato andrà a progetti di solidarietà. Si creeranno possibilità di lavoro per persone svantaggiate socialmente, le quali verrebbero coinvolte nella raccolta stessa. Inoltre i fondi raccolti potranno servire alla realizzazione di opere di assistenza alle fasce più deboli della popolazione. Questi progetti saranno realizzati dalla locale Caritas Ambrosiana. E’ infatti la Caritas che si assesta al primo posto in questa corsa ecologica verso il riciclo: la cooperativa sociale Vesti Sociale, promossa appunto dalla Caritas Ambrosiana, dal 1998 opera nel settore delle raccolte differenziate destinate a riutilizzare materiali recuperati sul territorio. Questo comitato raccoglie indumenti usati e apparecchi ospedalieri obsoleti, e ha ritenuto “naturale” allargare il proprio campo di operazione alla raccolta differenziata finalizzata al riciclo e riutilizzo di telefoni cellulari obsoleti e/o non più funzionanti. Nell’estate di questo anno appena trascorso c’è stata la sperimentazione del progetto: circa 150 parrocchie e 10 ipermercati Coop sono stati coinvolti durante la prima sperimentazione: ottimi i risultati. Apprezzamento da parte degli utenti e dei media e un significativo risalto presso la cittadinanza.

lunedì 6 ottobre 2008

Surriscaldamento globale

Surriscaldamento globale

Il clima sta cambiando

 

La concentrazione atmosferica di anidride carbonica (chiamata comunemente CO2), che determina il surriscaldamento del pianeta, è causata dall'uso intenso di combustibili fossili quali il petrolio, il carbone e il gas naturale. Il riscaldamento globale è ciò che in inglese si chiama global warming e che nella letteratura scientifica indica l'aumento progressivo della temperatura media dell'atmosfera terrestre e degli oceani: il termine corretto è surriscaldamento. Quando questo avviene non ce ne accorgiamo; ma aumenta la concentrazione atmosferica di anidride carbonica. Negli ultimi due secoli, dalla rivoluzione industriale in poi, l'uso dei carburanti fossili ha immesso nell'atmosfera il carbonio sotto forma di anidride carbonica: Questo carbonio si era accumulato milioni di anni fa e si era inglobato con il sottosuolo ad opera della vegetazione e degli animali, passando dalla forma gassosa di anidride carbonica a quella solida o liquida di petrolio, carbone o gas naturale.La combustione contemporanea dei combustibili fossili ha quindi invertito il processo reimmettendo nell'atmosfera il carbonio sotto forma di CO2. C'è un polmone di scambio nel nostro pianeta per tutta questa CO2, fortunatamente, ma ne stiamo inficiando la capacità. Questo polmone si chiama biomassa vegetale ed ha assorbito la CO2 sin dalla notte dei tempi. Il nostro pianeta quindi riassorbe una quantità enorme di CO2; ma in questa epoca di inquinamento assorbe solo metà della quantità che dovrebbe e l'incremento della CO2 è ulteriormente amplificato dal surriscaldamento degli oceani: disciolte nei nostri mari abbiamo disciolta una grande quantità di CO2 ed il riscaldamento delle acque ne causa l'emissione in atmosfera. La CO2 è inoltre un gas serra: cioè uno di quei componenti atmosferici che produce l’effetto serra: un fenomeno naturale e necessario per consentire la vita sulla  superfice del pianeta.

Non è facile dire se l’origine del surriscaldamento sia dovuta a cause antropiche, cioè direttamente collegate con la vita umana: da notare che gli astronomi hanno notato un aumento della temperatura sui pianeti: Giove ha visto un aumento di 10 gradi rispetto alla media e su Marte si è verificato un processo simile alla Terra: cioè lo scioglimento di una calotta polare. Se l’origine dunque non fosse antropica, il surriscaldamento sarebbe causato dalle variazioni di quantità della polvere stellare che filtra i raggi solari; o forse si tratta di una causa a noi sconosciuta. Ma credo fondata la tesi dell’inquinamento come causa del surriscaldamento: dalkla Rivoluzione Industriale in poi i valori di temperatura dell’atmosfera terrestre espressa ingradi centigradi e i valori di inquinamento dell’aria che respiriamo son cresciuti entrambi.