martedì 28 ottobre 2008

Animali clonati: li mangiamo o no?

Nella periferia di Cremona c’è un laboratorio che si occupa di tecnologie della riproduzione animale dove sono stati portati a termine esperimenti su animali clonati. Nel 2003 fu la volta di un cavallo clonato: nessuno era mai riuscito a duplicarne un animale come il cavallo, ma ora il tentativo è andato a buon fine. Una cavalla ha partorito facendo da madre surrogata dopo aver donato anche il materiale genetico; un nucleo di questo materiale è stato trasferito in un ovocita e l’esperimento è riuscito in pieno. Ne è nata una cavalla tuttora in salute. Difficile distinguerla dalla madre: appena visibili infatti le differenze: questo perchè le cellule del pigmentonon migrano mai in modo sovrapponibile, creando un gemello perfett: restano piccole differenze. Seguendo questi esempi si potranno riprodurre anche cavalli campioni di corsa, che come da tradizione, sono castroni incapaci di riprodursi. Ora con la clonazione si potrà attenere una copia esatta del cavallo campione, ma occorrerà che questo animale sia influenzato anche da fattori esterni di crescita e di allenamento; allora il cavallo clonato diventerà a sua volta un campione di corsa al trotto.

Quello che può tranquilizzarci è che gli animali clonati esistono solo nei laboratori: non negli allevamenti di animali atti alla macellazione quindi: quando compriamo una porzione di carne in macelleria possiamo stare sicuri che non si tratta di un animale clonato. Questo almeno fino ad ora: ma già l’autorità europea per la sicurezza alimentare ha dichiarato che gli animali clonati sono <> e con gli stessi pricipi nutrizionali degli animali, diciamo, normali. Anche l’ente americano Food and Drugs Administration è d’accordo. Secondo la EFSA, autorità europea, il consumo di carne e di latte ottenuti da animali clonati non è pericoloso; mentre invece Coldiretti e Federconsumatori non sonop d’accordo e vogliono opporsi alla risoluzione europea. Occorre essere concreti: la duplicazione genetica ha costi elevati, quindi i primi animali clonati saranno utilizzati per riprodurre altri animali: questi saranno quelli che verranno consumati nelle nostre tavole. Il che significa che dal momento della delibera passeranno alcuni anni prima di poter trovare nei supermercati carne di animali clonati. L’ente americano che si occupa della regolamentazione dei prodotti alimentari e farmaceutici ha pubblicato un documento di circa mille pagine; si dichiara che i cibi provenienti da animali clonati e i loro derivati sono <>. Cade così l’ultima barriera per il commercio statunitense di carne e latte clonati.

La gestione dei rifiuti

Il ruolo centrale delle politiche ambientali è il corretto smaltimento dei rifiuti in una società dove lo scarto prodotto dalle città è in costante aumento. Si tratta di un progressivo aumento che sommato ad una crescente pressione esercitata sulle risorse ambientali, rappresenta la sfida odierna della società contemporanea. La produzione di RSU, rifiuti solidi urbani, ma anche quella di rifiuti industriali si è quintuplicata nell’ultimo decennio. La produzione di rifiuti è un processo inarrestabile, quindi il primo imperativo è quello di ridurre i rifiuti al minimo. Occorre tentare di ridurre al minimo i rifiuti di quelle sostanze che per la bioaccumulazione, cioè la loro persistenza nell’ambiente sotto forma di scarti, e la tossicità degli stessi sono dannose per la salute umana e per l’ambiente. Un altro obiettivo da raggiungere e da difendere rappresenta il riciclo e il riutilizzo del materiale di scarto, giungendo infine a ridurre la massa totale del materiale buttato via.

Il trattamento dei rifiuti è un processo consistente di varie tecniche, volte a ad assicurare che i rifiuti abbiano il minor impatto ambientale, qualunque sia la lloro destinazione. Le pratiche di trattamento di questo scomodo materiale si differenziano tra Paesi sviluppati e Paesi in via di sviluppo; inoltre nelle città e nelle campagne nazionali, varia a seconda che i produttori siano cittadini residenti, o produttori industriali o commerciali. Nelle aree urbane delle nostre città il trattamento dei rifiuti è di competenza delle autorità di governo locale, mentre per le utenze commerciali la responsabilità è riservata a chi produce il rifiuto stesso.

La tecnologia meno attraente e voluta dalla popolazione dei centri urbani e suburbani è quella del conferimento in discarica; se pur attrezzate queste discariche non eliminano il problema; il fine ultimo è infatti lo stoccaggio, la conservazione del materiale nocivo, che se pur regolata dalla tecnologia, rappresenta la spina nel fianco del problema rifiuti. La discarica è progettata tanta più sicura quanto più è alto il livello di tossicità ambientale del rifiuto stesso, ma esiste ed è sentita una opposizione pubblica al collocamento di nuove discariche, per timore di contaminazione dell’aria e delle falde acquifere del sottosuolo.

La raccolta differenziata offre una valida alternativa alle discariche; innanzitutto il materiale raccolto tramite appositi contenitori, viene diviso: da una parte la cosiddetta frazione organica, quale rifiuti di mercati alimentari e di abitazione, oltre alle potature di parchi e giardini pubblici e privati. Dall’altra la cosiddetta frazione secca, costituita da carta e cartone, da plastica e altri materiali solidi. La frazione organica viene avviata verso impianti di compostaggio dei rifiuti, che tolti gli scarti daranno compost di qualità, cioè concime organico ad alto rendimento, che viene usato in agricoltura. La frazione secca, tolti gli scarti, viene inviata a consorzi di riciclaggio, cioè ad una rete ecoproduttiva. Quindi le due direzioni sono: riciclaggio, per le frazioni secche e compostaggio per le frazioni umide.

 

 

 

 

La raccolta differenziata è una strategia organizzativa e tecnologica che attraverso il riciclaggio si propone di riutilizzare come materie prime i materiali di scarto altrimenti destinati allo smaltimento in discarica o all’incenerimento.

In Italia si dice che anche se la raccolta differenziata sta progressivamente aumentando i propri valori, ancora è inferiore alle potenzialità reali: Apparati posti a regime ottimale hanno dimostrato, in Paesi del Nord europa, che la raccolta differenziata può essere un affare remunerativo quando raggiunge la cifra del 50%: nel panorama nazionale siamo intorno a valori di poco superiori al 30%.

I materiali che conferiti e raccolti intelligentemente possono essere riciclati sono molti: metallo, carta, vetro e plastica, purchè monomateriali e cioò costituiti da un solo aggregato chimico; non quindi i cartoni di latte e vino o acqua, dannosi poliaccoppiati di difficile smaltimento: si chiamano così perché ci sono strati sovrapposti di diverso materiale a formare le pareti del contenitore, e contengono nylon, carta e foglio di alluminio a così compressi da non poter più essere scissi.

 

 

Ricicla il tuo cellulare

’ultima novità per quanto riguarda il riuso delle risorse. Era stata la raccolta differenziata di apparecchi elettrici ed elettronici, lanciata questo 2007. Ora c’è di più. Si è pensato di raccogliere, per un eventuale riciclo, i telefonini usati e i loro caricabatteria: in Europa questa raccolta dà ancora pochi frutti, ma il nostro plausa va al Comune di Luvinate, presso Varese, che ha intrapreso questa campagna di riciclaggio, basandosi sul fatto che i telefonini vengono cambiati spesso dai proprietari; per alcuni utenti ancora legati ai gsm dual band, ci sono molti patiti del nuovo: per avere l’ultimo modello di telefonino, sono pronti a cambiare apparecchio con la stessa facilità con cui cambiano un capo di abbigliamento. E’ stato calcolato che circa il 60% della popolazione europea è pronta a cambiare il cellulare dopo il solo primo anno di vita dello stesso. Questo porta a colossali vendite, si calcolano oltre cento milioni di apparecchi venduti ogni anno. Nessuno ha mai censito dove questi apparecchi, una volta ritenuti obseleti dai proprietari o in caso di guasto spesso non riparabile, possano andare a finire. Probabilmente nei rifiuti comuni, i Rifiuti Solidi Urbani. Questo comportamento va rivisto: i cellulari abbandonati nell’ambiente inquinano. Innanzitutto per le lora batterie chimiche al cadmio e al cromo, poi per i componenti elettronici, le cui schede su cui sono installati sono pericolose per l’ambiente, in quanto contengono componenti tossici. Solo 2,5 milioni di telefonini su un parco di cento milioni vengono riciclati dopo l’uso: occorre agire in controtendenza.

 

Per ora nel Comune di Luvinate la sperimentazione della raccolta differenziata ha dato i primi frutti: l’iniziativa infatti ha riscosso apprezzamento da parte della cittadinanza e dei media, e un risalto positivo è stato dato all’intera operazione. Si calcola che ci sarà anche un riscontro economico: il ricavato andrà a progetti di solidarietà. Si creeranno possibilità di lavoro per persone svantaggiate socialmente, le quali verrebbero coinvolte nella raccolta stessa. Inoltre i fondi raccolti potranno servire alla realizzazione di opere di assistenza alle fasce più deboli della popolazione. Questi progetti saranno realizzati dalla locale Caritas Ambrosiana. E’ infatti la Caritas che si assesta al primo posto in questa corsa ecologica verso il riciclo: la cooperativa sociale Vesti Sociale, promossa appunto dalla Caritas Ambrosiana, dal 1998 opera nel settore delle raccolte differenziate destinate a riutilizzare materiali recuperati sul territorio. Questo comitato raccoglie indumenti usati e apparecchi ospedalieri obsoleti, e ha ritenuto “naturale” allargare il proprio campo di operazione alla raccolta differenziata finalizzata al riciclo e riutilizzo di telefoni cellulari obsoleti e/o non più funzionanti. Nell’estate di questo anno appena trascorso c’è stata la sperimentazione del progetto: circa 150 parrocchie e 10 ipermercati Coop sono stati coinvolti durante la prima sperimentazione: ottimi i risultati. Apprezzamento da parte degli utenti e dei media e un significativo risalto presso la cittadinanza.